Prodotto il giovedì, 19 novembre 2009 in: scuola, attualtà , romamor, recempsioni, trabaglio
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Prodotto il venerdì, 13 novembre 2009 in: amiche, feste, attualtà , trabaglio
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Prodotto il lunedì, 09 novembre 2009 in: viaggi, amore, amiche, uomini, relazioni, treno, capelli, romamor, life is better blonde

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Prodotto il venerdì, 30 ottobre 2009 in: amore, donne, amiche, uomini, sesso, relazioni, laifstail per bionde
C' una legge molto bella che ci impone di baciare:
questa legge formidabile chiamata Legge Bacio.
Maledetta Legge Bacio che ci impone di dare un bacio:
tu vorresti baciare meno e invece baci molto.
bacio, bacio, bacio, bacio; bacio, bacio in quel posto.
Bacio lì dove non batte il sole: pistulino allarme rosso!
EEST
E nzomma ne sono successe.
Da dove cominciare? Innanzitutto domani AGB lascia la Suiden per tornare in Italì. Migliore Amica Universitaria s'è tagliata la folta chioma in favore di un caschetto solo fescion che io non ho ancora visto. Toscanaccia s'è presa l'influenza porcella. Ieri c'è stato il fantastico non- ottavo anniversario tra me e Lui, dal nostro primo bacio in riva al lago con la cresta rossa io e la catenazza del cane al collo Lui. Ma vabbè. Facciamo a non pensarci.
MAS esce con Ciprio: l'ometto ideale e impensabile. Trentenne, belloccio, palestrato, lampadato, incamiciato all'inverosimile. Sensibile, culturalmente curioso, sessualmente attivo e pure impressionantemente ammaliato da MAS. Insomma Ciprio dovrà pure a qualcosa il suo nome, ebbene sì. Ragazze mie, MAS s'è trovata l'omo perfetto dopo Jimmy Choo: un rappresentante di trucchi professionali. Ciò-è. Vuol dire campioncini di trucchi minerali e non, ecspertis massima in fatto di smalti e creme e doposoli e idratanti e antirughe e tutto. Io già lo amo. Per la prima volta in vita mia apprezzo un tipo con cui esce MAS.
Certo, tutti staranno pensando: e perchè uno così è singol e si prende su quella squilibrata di MAS? Perchè è una specie di MAS-SO ovvero MAS Singol e Omo. Hanno anche le stesse sopracciglia, per dire.
Va riportata anche la notizia del mio pranzo con Bancario che, mentre me ne vado in bagno a lavarmi le mani, mi fa trovare sul tovagliolo del ristorante un sacchettino colmo di lindor a forma di cuore rosso e blu. Rosicate, gente, rosicate.
Insomma MAS e Ciprio non hanno ancora consumato. Una sera mi ha anche chiesto se nel nostro paese non si respiri il bromuro, dice che ci sedano. Ragazzo mio, quanto non capisci...ah.
La spiega (che lemma milanese, madò) è molto semplice: MAS e Ciprio si sono baciati ma non è stato un bacio sfilamutande.
Cioè, qui è necessario esplicitare una teoria che una sera, nella BozzaMobile (l'autovettura di MAS) abbiamo elaborato con precisione scientifica: la Grande Teoria sul Bacio e sulla Pomiciata in generale (GTBP).
GTBP si basa su un assunto fondamentale: il mondo si divide in due macrocategorie: quelli che non sanno baciare e quelli che invece sannolo. Per i primi, spiacente, non c'è niente da fare, nun s'ha da copulà. Per i secondi il discorso è parecchio più complesso: ci sono due sottocategorie: quelli che baciano rotondo e quelli che baciano su e giù. (Per capire a quale categoria appartenete leggete i profili sottoindicati e fate la prova con la mano).
Quelli che baciano rotondo: possiamo annoverare in questa categoria Ciuchino, Commercialista (mio dio, che laringoscopie!) e la stessa MAS.
Quelli che baciano rotondo, insomma, sono quelli che ti si avvicinano già a bocca aperta e con sei metri di lingua in agguato, per loro tanto il bacio lungo quanto la pomiciata consistono in una specie di centrifuga a ventosa. Mi chiedo come facciano quando hanno il naso tappato.
Per quelli che baciano su e giù scendono in campo: Lui, Lafrangia, Bellone Micro Fallico e un po' di altra gente di questo blog tra cui, per l'appunto, Ciprio.
Noi che baciamo su e giù innanzitutto non partiamo a bocca aperta, partiamo col bacio a stampo. La lingua arriva un po' per volta e a tratti, viene e va, spunta e prorompe a fasi alterne, i baci lunghi e i baci a stampo si alternano. E così andare.
Si desume dunque, che le due fazioni non sempre si trovino. E quindi che si fa? Come evitare che i baciatori rotondo continuino a sferzare colpi di lungua sui denti dei baciatori su e giù imbarazzati?
E' complicata, ci si deve venire incontro. Ovviamente tutti si è convinti di baciare divinamente. Io, per dire, bacio benissimo come confermato da tutti quelli con cui ho pomiciato. MAS dice di sé la stessa cosa. E va bene che tutto è relativo, ma il problema non si elimina.
Io, nell'ultimo caso, ho risolto con la sincerità, sulle scale di Piazza di Spagna, col cielo stellato e il cingalese che ci rincorreva per porgermi una rosa spennacchiata, mentre mi abbracciava dicendomi "sei un sogno", gli ho detto "mi strozzi, per favore non strozzarmi". Semplice, chiaro e, soprattutto, efficace. Di lì i baci sono andati molto bene, oserei dire sfilamutandescamente.
MAS, di essere così diretta, non se la sente. Io la capisco, ma in qualche modo tocca fare.
Cioè, o ci si bacia a dovere, o si fa alla Pritti Uoman. Di certo la soluzione da lei proposta non mi pare delle migliori: "Frangè, l'unica è che m'alleno con te!".
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DUE RECEMPSIONI: CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO e L'AMORE DURA TRE ANNI
Prodotto il giovedì, 22 ottobre 2009 in: amore, libri, uomini, io , recempsioni
Attenscion plis: post tutto cuore-amore
Ultimamente sono un po' reticente sulle recempsioni. Nel senso, mi pare di leggere sempre cose troppo personali e, di conseguenza, difficili da consigliare.
Poi è successo che l'altra notte, inaspettatamente, mi è entrato nei sogni uno dei personaggi che menzionati qui nel blog (chiamerollo, per brevità, Il Protagonista). Arrivava al mio paesello in treno con un neonato al seguito, suo figlio appena nato. Li sistemavo in camera di mia madre e Il Protagonista, nonostante fosse venuto qui solo ed esclusivamente per me, cominciava a trattarmi male. A dirmi che non sapeva cosa ci stesse a fare lì, che aveva un figlio, che su e giù. E io, strozzando giù domande come "ma quindi lei era incinta mentre ci vedevamo? e tu lo sapevi? e che mazzo fai qui da me?", facevo amicizia con quel frugoletto (che parola da Pollianna, madò). Insomma, tentavo invano di portarli a passeggio tra i vicoli medievali e a prendere il ghiacciolo in un bar che ha chiuso da almeno dieci anni. Il Protagonista continuava a fare lo stronzo e a minacciare, chissà perchè, di prendere un treno il prima possibile per tornarsene nelle sue lande.
Inutile dire che mi sono svegliata malissimo. Ma tipo, che ne so, come uno che s'è mbriagato di vicinet, come uno che ha portato le crocs ad un aperitivo esclusivo. Nzomma, peggio di quando sogno di andare a scuola in pantofole, per dire.
E che c'entra tutto questo con sti libri? Boh. Una connessione, però, ci dev'essere.
(Ah, sì, ho anche sognato Lui nel giardino di mia nonna, ma vabbè).
CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO - di David Grossman
E' il mio primo Grossman e, per un po', sarà anche l'unico. Passavo alla Borri per caso (la tessera Feltrinelli non mi tenta ancora abbastanza e poi io c'ho la calamita alla stazione Termini, credo comunque che abbiano licenziato lo Gnomo Libraio, n.d.a.) e ho visto una bella copertina. Il titolo mi ha colpito, la storia sul retro di copertina chettelodicoaffare.
C'è questo tizio, Yair, che vede questa tizia Myriam tipo ad un ricevimento. Non si parlano e non si conoscono ma lui trova l'indirizzo di lei e comincia a scriverle. Le propone una corrispondenza sincera e senza fini pratici. Parlarsi, scriversi, conoscersi. E basta. Nessun incontro è una delle condizioni. Lei accetta.
Il libro si divide in una prima parte con tutte le lettere di lui e una seconda parte con quelle di lei. Si delineano così i profili delle loro vite, delle loro abitudini, delle loro manie e debolezze: il figlio autistico di lei, l'incapacità di essere padre di lui. Le rispettive vite di coppia serene e abbastanza felici ma mai sincere fino in fondo. Due famiglie e, soprattutto, due individui. Perchè all'interno di quelle lettere fittissime e frequentissime, Yair e Myriam trovano il coraggio di essere agli occhi dell'altro, quello che non sono stati mai neanche per se stessi. Si svelano, si scoprono prima a sé e poi all'altro in maniera nuova e inaspettata.
A un certo punto (verso pagina 200) si penetra nella follia d'amore così tanto che, boh, quasi si perde il filo.
Ho sottolineato una marea di passaggi che adesso non posso riportare altrimenti mi tocca pagare i diritti.
Ho deciso senza mezzi termini di leggere immediatamente questo romanzo epistolare quando ho letto la prima riga:
"Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi."
(per una roba del genere, sfido qualunque donna a non cascarci)
"Tre, quattro frasi come questa e poi, di colpo, mi hai chiamato per nome. Hai chiamato per nome la materia prima che mi compone. A un tuo semplice tocco ha subito un rapido processo di mutazione, cambiando colore, temperatura, consistenza, modificando la struttura molecolare delle sue componenti nobili rispetto a quelle più vili. Cos'altro posso dire?"
"A volte provochi in me dolori simili a quelli che si provano durante la crescita - nelle articolazioni dell'anima, però." (questa segnatevela da mettere in un bigliettino coi fiori giusti, funzia al cento per cento)
" Vieni, accucciati sotto la mia ala, non dire nulla ma ammetti in cuor tuo che è possibile immaginare il matrimonio anche così: due individui che si osservano, uno di fronte all'altro, in un rito prolungato, lentissimo - il rito dell'esecuzione di una persona amata."
"Ci sono dei geni a cui vengono date le tessere di un puzzle con l'immagine di un pappagallo e loro ne ricavano un pesce. Io ti ho consegnato un parassita e tu hai ricomposto un uomo. Usando gli stessi pezzi ma migliorandone il risultato."
Ce ne sono mille e mille altre, praticamente sembra un libro di storia evidenziato da un ragazzino di prima media: tutto giallo. Ma ne vale la pena.
L'AMORE DURA TRE ANNI - di Frédéric Beigbeder
Peccato averlo letto in italiano e non in francese. Divertentissimo, di quei libri che proprio scoppi a ridere sull'autobus in piedi e la gente intorno ti guarda come se fossi scemo. Molto breve, 140 pagine, si macina in tre ore e racconta la storia di sto riccone scapolone trentenne parigino alle prese col suo primo divorzio. Nonostante il finale, è disincantato, provocatorio e molto ironico.
Siccome ormai m'è presa bene con le citazioni, in questo caso dovrei citare la dedica di colui che m'ha regalato il tomino (non famo battute ovvie, per cortesia, che sono intollerante al latte) perchè è bella bella bella, una di quelle cose che non è che te le trovi scritte dietro le copertine tutti i giorni .
Inoltre, leggendo, mi è venuto in mente un discorsetto fattomi non troppo tempo fa che diceva pressappoco "ma sai, il punto è che adesso mi sembra che...ma poi, cioè, io non ci credo più all'amore, non dura, magari un anno...ma poi...capisci?" E a me venne da rispondere "io capisco molto bene che te ne devi da annà affambrodo" ma non dissi niente. Risi tra me e me delle debolezze nascoste sotto teorie sui grandi sistemi.
Veniamo alla parte veri fanni:
"L'eleganza è questo: mangiare quando si ha fame, bere quando si ha sete, scopare quando se ne ha voglia. Comunque, non aspetterò di morire d'inedia per vedere gli amici."
"L'amore dura il tempo che deve durare, per me è lo stesso. Ma per farlo durare, credo che occorra imparare ad annoiarsi. Bisogna trovare la persona con cui si ha voglia di annoiarsi. La passione eterna non esiste: cerchiamo almeno una noia piacevole."
E poi, la mia preferita, tra le tante sottolineate col pastello rosa:
"Certe ragazze hanno un tale sguardo bovino che vi fanno sentire un treno di campagna."
Leggeteli, leggeteli, leggeteli.
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